sabato 1 ottobre 2011

3

Non è sabbia. Forse è neve. E ci provi a toccarla. Senti che devi fermarla. Schiacchiare l'attimo tra l'indice ed il pollice. Non sono libera. La libertà vera è nell'amore. E io non so amare. Coltivo l'amore come una pianta in serra e ne dose la misura. Non so amare. Non ci riesco. Sono più imperfetta di un papavero in un campo. Con la sua corolla boccheggiante. Attenta ad estirpare ogni paura come se fosse erba infestante. Non voglio avere paura. E aprire indice e pollice e lasciare volare via quella polvere. Non è sabbia. Neanche dolore. E' solo la ricerca di quella sofferenza. Come se fosse una culla. E strofinarsi l'attesa come una colata calda. Io mi ricordo. Io guardavo lui. E lui guardava lei. Era tanto tempo fa. E mi torna. Addosso. Più forte di un ricordo. E non sapevo gridare. Spingevo le labbra contro il vetro e lo imbrattavo di aloni imperfetti. Come cerchi smunti. E mi condannavo e mi assolvevo per peccati che non avevo fatto. Senza perdonarmi mai. Solo perchè non sapevo condannare gli altri. Perchè una ferita non curata diviene un immenso pozzo. Un occhio segreto che si spalanca nel buio della notte. Se solo smettessimo di ritenerci indispensabili.Siamo puntini con il cuore al centro. Mollichine. Senza fila. In corsa verso una destinazione a cui non sappiamo dare nome. Ti assale quella voglia di andare più veloce delle parole e mentre ancora stai dicendo sei altrove. In un non pensiero imprevedibile. Come una sputanuvole. Strani aloni. Assedi della realtà. Quella della mente. La più difficile da far capire. E da strapparsi dalla mente. Una pellicola sottile. Umida come il vetro d'inverno. Dove potevo disegnare i miei girasoli gocciolanti. Aloni e lividi. Ogni volta che ti appoggi. Immoli la tua ingenuità in uno spigolo. E sei un pò di meno. O un pò di più. Neanche lo sai. Malefica opacità. La nebbia dell'anima. Anche le perle lasciano graffi. E ritracciarneil percorso ancora di più. Oggi vorrei una consistenza fragile. Forse unil percorso ancora di più. Oggi vorrei una consistenza fragile. Forse un abbraccio. O forse un sogno. Dove sono le tue braccia? La cappa della favola. La mappa del tesoro. Il tetto di un inferno rosso e tiepido. Dove ti scotti la mente. Ma il corpo resta integro. Quello che non sopporto sono le tracce. Le scie di cui mi riempio. Le baratto in giudizi. Approssimati. Per un frammento di redenzione. C'era una soffitta. Ed una gatta. Sola. In attesa di una magia. Lei sapeva che annusarsi è un atto di amore. Strofinarsi il pelo è già riconoscersi. Lasciarsi contaminare. Per ritrovarsi. O ritrovare solo un pezzo. Quasi un ricordo.E' l'inizio di uno sfiorarsi senza regole. Nella tela del ragno, io danzo. Attenta a non spezzarla.Tela invisibile e crudele.Donami parole crude. Più crude del sangue che mi sta scorrendo sotto. Non puoi vederlo ma se mi appoggi le mani sul cuore puoi sentirne tutta la forza. Parole capaci di infrangere il velo.Sono una gatta prigioniera in una soffitta. A caccia di calore. E neanche lo conosco il freddo. So che esiste. La paura impicca la conoscenza e dona un caldo asfittico. E' facile confondere le lettere d'amore da quelle per l'amore. Sono nidi di parole. In attesa della musica. Vorrei amarti come un'aria della Traviata. Ed essere amata come tozzo di pane caldo. Essere la provocazione sulla pelle che non resiste. E la materia fatta diventare la perfezione capace di errare. Di perdonare. Di chiedere scusa. Ecco le parole sono l'inchiostro di questa mente. Sono le unghie di questa gatta. E poi vorrei smettere di detestare mentre sto ancora amando.

Nessun commento:

Posta un commento